Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Luglio 2015
Spiritualitą Ruth
di Michele Antonio Corona

 

 

 

Michele A.Corona
Michele A.
   Corona



 

Ruth e Noemi
Ruth e Noemi

Nella prima pagina del vangelo di Matteo e, quindi, dell’intero Nuovo Testamento viene offerta - secondo lo spirito del tempo - la carta d’identità del protagonista dei racconti.

La genealogia era il modo più diretto e concreto per mostrare l’ascendenza familiare ed etnica di Gesù. Inoltre, la storia di ogni avo presenta il percorso di vita e di fede all’interno della storia della salvezza.

 

Tra quei numerosi maschi, vengono menzionate quattro donne: Tamar, Racab, Ruth e la moglie di Uria. Ogni inserzione determina un cambio di ritmo nella melodia cadenzata da ‘x generò y’. Noi oggi, dunque, ci fermiamo a riflettere sulla terza madrina, che dal testo biblico è collocata ‘al tempo dei giudici’ (1,1). La critica storica consiglia di spostare la redazione del libro in un tempo più recente, probabilmente durante l’esilio babilonese o, addirittura, al ritorno (VI sec. a.C.).

 

Come era consuetudine, le narrazioni venivano ambientate in un tempo più antico rispetto a chi scrive per dare lustro alla vicenda, secondo la regola ‘ciò che è antico ha più valore’.

 

Il libro si apre con una vicenda drammatica: un uomo ebreo, Elimelek, deve fuggire dalla sua terra, Betlemme (casa del pane), a causa di una carestia. Il primo paradosso viene consumato col gioco dei nomi, dal momento che il significato è ‘il mio Dio è re’. Ma la carestia non sarà solo di pane, bensì di vita, dal momento che in poco tempo i tre uomini di casa muoiono e rimangono sole le tre vedove.

 

La condizione economica e sociale non permetteva nessuno slancio di allegria in una situazione come quella. Per questo, Noemi, suocera di Ruth, decide di fare il viaggio contrario, in quanto venne a sapere che a Betlemme era tornato il pane.

 

Secondo paradosso: in una società improntata sul valore e sulla decisionalità maschile, sono le donne a compiere l’itinerario corretto. L’uomo era scappato dalla terra benedetta per recarsi in una delle regioni limitrofe, Moab. Essa era una ‘terra maledetta’, in quanto abitata da nemici storici di Giuda. Eppure, Elimelek sceglie di recarvisi andando contro alcune prescrizioni etniche della Legge.

 

Il racconto, di notevole carattere didattico-parabolico, sovverte le convinzioni del tempo e affida alle due donne lo ristabilimento della Legge. Ruth, pur straniera, mostra subito la sua caratura profonda: «dove andrai tu, andrò anch'io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. Dove morirai tu, morirò anch'io e lì sarò sepolta» (1,16-17). Vengono presentati tutti i tratti per un’appartenenza piena al popolo di Israele, con menzione diretta a Dio.

 

Non dimentichiamo che il libro è scritto in un periodo in cui il partito di maggioranza (Esdra e Neemia ne erano i leaders) costringeva i giudei a divorziare dalle donne straniere, fomentando una certa diffidenza verso esse. L’autore del piccolo libretto sottolinea il valore della persona e non dell’etnia. Il motivo di fondo, apparentemente legato ad una sola famiglia rimasta senza eredi, rivela un fortissimo accento religioso e teologico. Come Ruth e Noemi sono rimaste senza speranza di avere dei figli e cercano il modo di risolvere la situazione, così il popolo durante l’esilio si sente orfano e vedovo del suo Dio.

 

La ‘cattività babilonese’ aveva rubato la speranza agli uomini di Giuda nei confronti del loro Dio. Booz, uomo valoroso e generoso, che lotterà astutamente per ottenere la mano della moabita e assolvere il compito di ‘parente prossimo e salvatore’ (goe’l) è figura di Dio.

 

Questi sarà goe’l per il popolo attraverso il riscatto operato con il ritorno dall’esilio, con la costruzione della città e del tempio. Ed il popolo deve accettare l’orticante allegoria di essere considerato come uno straniero, che viene tuttavia liberato e salvato dal proprio Dio.

 

Gli arroccamenti identitari devono essere eliminati, per accettare che l’opera di salvezza è gratuita e immeritata. Fino a che si sciorinano curricula o supposti meriti non si può essere come Ruth, elogiata dagli anziani: «Il Signore renda la donna, che entra in casa tua, come Rachele e Lia, le due donne che edificarono la casa d'Israele» (4,11). Il libro si conclude con una brevissima genealogia che lega Ruth al re Davide, inserendo una straniera nell’albero genealogico del più amato re di Giuda e Israele.

 

Questo libretto (megillah) fa parte di una cinquina di testi letti dagli ebrei durante alcune particolari feste: a Pasqua il Cantico, nel giorno dell’espiazione le Lamentazioni, nella festa della Capanne Qohelet, al carnevale/Purim Ester.

 

Ruth viene letto nella festa di Pentecoste in cui si ricorda il dono della Legge. Ecco la lettura di questo libretto sembra capovolgere un’idea fissa e rigida delle norme di vita della Torah. Il più famoso dei discendenti di Ruth ci interroga ancora oggi: ‘Il sabato è fatto per l’uomo o l’uomo per il sabato?’

 

Michele Antonio Corona