Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Luglio 2015
Spiritualità Jacopa de’ Settesoli l’amica spirituale di Francesco
di Padre Miquel Colom †

 
 

Assisi - Jacopa de' Settesoli (Simone Martini)
Assisi
Jacopa de'
Settesoli
(Simone
Martini)

Le fonti francescane documentano a sufficienza la relazione di amicizia spirituale esistente tra Francesco e Jacopa de’ Settesoli, una signora romana conosciuta sia per la sua nobile ascendenza sia per la sua virtù apprezzata.

Viveva in un magnifico palazzo situato sull’Esquilino. Il Santo la conobbe di sicuro in uno dei suoi viaggi a Roma, dopo il 1212, e accettò volentieri la sua amabile ospitalità. Ella, dopo aver ascoltato in più d’una occasione le prediche di Francesco, si affidò alla sua direzione spirituale. Questi non la chiamava sorella, come soleva fare con Chiara, ma le diceva «frate» come faceva con i suoi frati.

Questo semplice dettaglio indica fino a che punto questa nobile romana si era guadagnata la confidenza del Poverello d’Assisi. Questi la stimava non solamente perché apprezzava le qualità umane che l’adornavano, ma molto più ancora per la sua vita virtuosa. Davanti a lei poteva esprimersi con tutta libertà. Era vedova del patrizio romano Graziano di Frangipane e aveva due figli. Era una donna pietosa e assennata, molto caritatevole verso i malati e gli indigenti.

Nei giorni del Concilio Lateranense IV, l’anno 1215, quando Francesco andò di nuovo a Roma, risulta che trovò ospitalità a casa sua. L’umile Poverello entrò in quella dimora signorile a piedi scalzi, vestito di una tonaca da povero e cinto di una corda. Lì fu ricevuto come un messaggero di Dio. Gli occhi luminosi e chiari di Jacopa lasciavano trasparire tutta la bellezza della sua anima.

Quello sguardo pieno di bontà e tenerezza impressionò lo spirito di Francesco. Scoprì che diventava per lui una vera amica spirituale. Dopo averla ascoltata a lungo, prese in considerazione la preghiera di quella signora, bisognosa di Dio, che con semplicità lo pregava che le insegnasse a percorrere il cammino evangelico dietro a lui e ai suoi frati. A partire da questo momento, la condusse per le strade del Vangelo trattandola da pari a pari come una vera amica nel Signore.

Assisi - Cripta Basilica di S.Francesco: Tomba di Jacopa
Assisi -
Tomba di
Jacopa

Con una sollecitudine tutta materna, Jacopa consigliava a Francesco di prendersi un tempo di riposo per pensare alla sua salute, malmessa a causa delle sue penitenze. Con le sue mani gli preparava alcuni dolcetti, fatti di mandorle e miele, perché sapeva che li gradiva tanto. Lui, gustandoli, le era riconoscente. Vedendo che quella signora era tanto desiderosa di piacere a Dio e di servirlo nei poveri e nei malati, Francesco la aggregò spiritualmente alla fraternità, senza che essa dovesse abbandonare né il focolare né i suoi doveri familiari. Pensava già dentro di sé che, negli anni a venire, il suo carisma di «vivere secondo la forma del santo Vangelo» poteva estendersi anche ai laici? Tutto fa pensare che, a partire da questo momento, lo andasse maturando nel suo intimo fino a quando, senza ritardi, si potesse far diventare una realtà.

In quell’abitazione sontuosa e ben ordinata, Francesco vi trovava un’oasi di pace e di silenzio, piantata com’era nel bel mezzo della Roma papale. Lì poteva dedicarsi all’orazione senza alcun tipo di disturbo. E di sicuro poteva anche condividere le sue esperienze di fede con quell’anima amica che si sintonizzava tanto bene con il suo ideale evangelico. La ricettività spirituale di Jacopa era proverbiale. Pendeva dalle parole di Francesco e le andava ruminando, come Maria, nel silenzio del cuore. Discepola fedele del suo maestro spirituale, la sua orazione diventava più semplice e contemplativa. Il seme del vangelo andava penetrando in quella terra fertile e la trasformava interiormente in una vera francescana.

Francesco vi restava gioioso e ne ringraziava Dio. Se Chiara era la sorella, Jacopa era l’amica spirituale. Se Chiara era modello di vergini consacrate, Jacopa lo sarebbe dicasalinghe e di vedove. Molte donne che non potevano seguire il cammino di Chiara, potevano sperimentare quello di Jacopa, dedite all’orazione e alla pratica delle opere di misericordia verso i più poveri e indifesi, pur vivendo nel mondo.

La storia ci racconta che un giorno Francesco arrivò al palazzo dei Frangipane con un agnellino tra le braccia accarezzandolo come una madre. Gli aveva appena salvato la vita, sottraendolo al macello, dove avevano sacrificato la sua madre. Nel sentire i belati disperati di quell’animaletto indifeso, gli si strinse il cuore. Le preghiere del Santo lo liberarono dalle mani dei suoi aguzzini quando stavano sul punto di sgozzarlo perché tacesse. Egli lo prese tra le sue braccia e lo condusse a casa di Jacopa, affidandolo alle sue mani perché ne prendesse cura. Essa l’abbracciò amorevolmente, baciandolo in fronte, non solo perché era un regalo che gli faceva il suo amico Francesco, ma molto più ancora perché sapeva in qual modo egli amava gli agnelli, come figura simbolica del vero Agnello di Dio.

Quel tenero agnellino seguiva Jacopa per le strade di Roma come un figlio sua madre, e l’accompagnava quando andava a visitare i poveri e i malati della città. La brava bestiolina, ogni mattina, soleva svegliarla con i suoi belati, perché la sua signora non facesse tardi alla Messa. Quando fu cresciuta, quella signora con la lana della tosatura, tessé una tunica per regalarla al suo amico Francesco.

Così quella signora romana, che accolse il Poverello come un amico, sollecita nel servirlo come una madre affettuosa, attenta alla sua guida spirituale, avanzava sulla via del Vangelo diventata vita. Jacopa de Settesoli si sentiva onorata dalla presenza di quell’uomo di Dio nella sua abitazione signorile, messa a disposizione di Francesco e dei suoi frati. Con sollecitudine materna, li accoglieva e serviva quando andavano a visitarla.  Da essi apprese l’umiltà, la semplicità e la disponibilità al fine di seguire i loro esempi e farsi più vicina ai derelitti e ai bisognosi. Era sempre attenta ad adempiere il comandamento dell’amore, come Francesco le aveva insegnato, più con i fatti che con le parole. Egli le si era convertito in un interprete vivente del vangelo. Per questo motivo Francesco divenne per lei il suo miglior amico e consigliere spirituale.

Di sicuro attraverso questa profonda amicizia spirituale, Jacopa influì sull’anima di Francesco. Oggi abbiamo bisogno di donne come lei per cambiare il nostro mondo, umanizzandolo e facendolo così meno aggressivo. La donna, con la sua affabilità e tenerezza, è incaricata di convertire questa terra in un luogo più accogliente e più abitabile.

 

 

Padre Miquel Colom