Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Luglio 2015
Cultura Dannati e diavoli I disperati della Cappella Sistina
di Tonio Tagliaferri

 

Tonio Tagliaferri
 Tonio Tagliaferri

 

 

Non si può chiudere il capitolo della Cappella Sistina senza aver dato uno sguardo ai diavoli e ai dannati, in particolare ai diavoli che trascinano i dannati all’Inferno. È il capitolo più drammatico e doloroso e non possiamo far finta che l’inferno non esista, anche se si tratta in parte di una semplice evocazione pittorica. E se sin qui Michelangelo non ci ha deluso, più che mai in questo ultimo capitolo, drammatico, sconcertante, dolorosissimo. Basti pensare che, se anche noi non dovessimo essere tra questi dannati, quello di una persona cara trascinata giù, non ci sarebbe  affatto piacevole.

 

Una precisazione ragionevole per giustificare il tempo e lo spazio dedicato alla Sistina. Dunque, dannati trascinati a forza nell’alveo dell’Inferno. Con quale spirito è stato mosso il pennello nelle mani del sommo Michelangelo? Dirlo in sintesi sarebbe rovinare la sua opera, accoglierlo con la curiosità e l’interesse, rispettando le sue scelte potrebbe aiutarci ad essere meno superficiali di fronte a un mistero, che ci piaccia o no, ci interpella e non poco. In definiva si tratta di una destinazione con la porta sempre aperta: la salvezza è un dono di Dio affidato alla benevolenza del Signore nei nostri confronti che premia chi ha remato consapevolmente contro il male.

Michelangelo come la mette? Dividerei la risposta su due piani; il primo sulla materialità visiva del dramma della condanna, il secondo sulla profondità oscura del male che merita chi si è volontariamente allontanato da Dio rifiutando il suo perdono e la sua misericordia.

 

Il primo colpo d’occhio della sequenza dei condannati è quella del basso. Per istinto collochiamo in basso coloro che non sono riusciti a sollevarsi dalla terra e hanno vissuto, appunto, terra terra. Così anche Michelangelo ha collocato nella parte bassa del suo immenso affresco della Cappella Sistina la grande massa dei condannati, quasi ad indicare alla deriva coloro che non hanno onorato con la propria vita il dono dell’amicizia con Dio e, di riflesso, con i fratelli. Una sentenza terribile, senza appello, comminata nel tempo che dura per l’eternità.

Il sommo maestro agisce con decisione: i condannati devono essere tali. Senza scampo. Ed ecco nella parte bassa del dipinto galleggiare i corpi dei dannati, sistematicamente spinti in giù dai demoni verso l’ingrato destino. Un turbinio di gesti scomposti determinati dalla disperazione per l’imminente sentenza di condanna al fuoco eterno.

 

Le immagini, drammatiche, presentano i dannati che galleggiano in balia di due forze opposte: la prima, verso l’alto, la volontà di salvarsi, è un gesto disperato, contrastato definitivamente da una sentenza di condanna che spinge verso il basso. Un groviglio di corpi che si scontrano, si accavallano, con la disperazione negli occhi e il contorcimento dei corpi destinati al fuoco eterno. Il tutto con una forza descrittiva pari al dramma che rappresentano. È la conclusione del dramma del peccato: rifiuto della bontà di Dio e adesione volontaria a Satana. Qui le immagini vanno sospese per lasciare spazio alla riflessione, che non può non concentrarsi sulla misericordia e la bontà di Dio, offerta abbondantemente a chi si fida umilmente della sua misericordia.

A queste prime immagini drammatiche fanno seguito quelle che descrivono il passaggio dalla tomba alla sentenza terribile del giudizio: sguardi spaventati ancora segnati dall’angoscia della morte e ancora non del tutto compresi del triste destino che li attende.

Ma, quasi non bastasse, ecco l’intrusione dei diavoli infernali che fanno di tutto per annullare il tentativo di salvarsi: andare verso l’alto, verso il Salvatore; ma tutto è inutile: la consapevolezza della dannazione si fa evidente e la speranza si spegne lasciando spazio allo smarrimento e alla disperazione.

 

Dove però Michelangelo dà il meglio di sé è nella scena della «barca di Caronte». Caronte con in mano una clava sospinge in modo violento e drammatico i dannati a scendere dalla barca che li ha trasportati e raggiungere l’imboccatura rovente dell’Inferno. La disperazione nei volti, il tentativo drammatico di sottrarsi a tanto martirio, colora la scena di panico, rabbia, disperazione.

L’Inferno è l’Inferno e la bocca arroventata dal fuoco è la destinazione ultima e infinita del male e le sue conseguenze sono ineluttabili, drammatiche senza fine. All’ultima pennellata Michelangelo avrà guardato compreso del lavoro fatto ma anche esodo di quella terribile condanna senza appello.

 

Ma l’infernale storia dei dannati ha ancora alcune pagine esemplari, drammatiche: Caronte che colpisce la folla dei dannati con un  remo; figure di diavoli volgarmente e satanicamente rappresentati, e due immagini conclusive al culmine dell’indecenza: la Caverna dei diavoli e la dissacrante figura di Minosse brutalmente evirato da un serpente; di più non si poteva osare: l’inferno è l’inferno e come tale deve essere rappresentato.

Ed eccoci alla conclusione di questo lungo e articolato viaggio in compagnia del grande Michelangelo, sommo nella pittura, in una straordinaria avventura come quella della volta della Cappella Sistina in Vaticano. Quanto sono riuscito a dire di questo sommo nella pittura è pur sempre una goccia rispetto alla grandiosità, bellezza, e incisività del grande, sommo maestro. Me ne sono innamorato da quel giorno di autunno, a pochi mesi del grande restauro fatto dai giapponesi, quando potei ammirare, e in «silenzio» fotografare, la stupenda opera della Sistina. Il mio è solo un piccolo contributo di divulgazione di una grande, somma arte, di un genio come Michelangelo. E un grazie a voi lettori che mi avete seguito passo passo.

                                                              

Tonio Tagliaferri

 

Post scriptum. Al termine di questo excursus sulle opere di Michelangelo, in particolare della Sistina, rinnovo stima e ammirazione per il grande maestro del pennello, e a voi lettori che mi avete seguito con pazienza, curiosità e interesse nonostante la lunghezza delle puntate. Grazie a voi!