Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Luglio 2015
Cultura Architettura bizantina: chiese a pianta centrale
di Osvaldo Lilliu

 

Osvaldo Lilliu
Osvaldo Lilliu

 

 

Costantinopoli, Santa Sofia
Costantinopoli,
Santa Sofia

Di una cultura, come di ogni civiltà, si riconoscono alcune caratteristiche fondamentali, deducibili non soltanto da tradizioni verbali o da espressioni scritte, ma anche dalle forme che sa manifestare; si riscontra infatti, in tali rivelazioni, una stretta corrispondenza tra forme e idee, tra strutture estetiche e concetti astratti, che di quella cultura rivelano l’essenza.

Questi concetti valgono in modo straordinario per le forme dell’arte e, in particolare, dell’architettura, che rivela immediatamente la propria appartenenza culturale a chi sappia guardarla con occhi attenti e sensibili.

Nell'architettura, si dice pianta centrale la pianta di quegli edifici in cui tutte le parti sono organizzate intorno ad un centro, cosicché la forma della pianta è una figura geometrica regolare, come sono, ad esempio, il quadrato, il cerchio, l’esagono, l'ottagono; solitamente queste tipologie sono evidenziate da una cupola in asse con l’edificio.

Si tratta di un tipo di costruzioni realizzate fin da tempi remoti, a partire dalla più antica capanna, ma le troviamo, in Occidente, in forme importanti: in Grecia (es. Torre dei Venti ad Atene), a Roma, dove queste forme si trovano in ninfei, mausolei, templi; ricordo, fra tutti, la rotonda del Pantheon per la sua grandezza e importanza.

Se portiamo l’attenzione alle realizzazioni bizantine, ossia dell’Impero Romano d’Oriente, vediamo la tradizione attribuire a Costantino, fin dalle origini, il primo grande edificio sacro, la grandiosa Santa Sofia di Costantinopoli, nella quale si fondono, con grande sapienza costruttiva, impianto di forma basilicale allungata e configurazione centralizzata, secondo una tipologia affermata a Roma.

Nel 404 la Basilica fu distrutta da un incendio e fu ricostruita nelle forme attuali dall’imperatore Teodosio II, che l’inaugurò nel 415. Questo grandioso edificio, a pianta centrale, servì da modello per numerose chiese di ogni dimensione. Fu così che l’intero territorio dell’impero fu costellato di grandi e piccole chiese, fra cui quelle minuscole che si trovano in Sardegna, di cui ci occuperemo nel corso di questa serie di articoli.

In età medioevale, nell'architettura paleocristiana e bizantina questa conformazione fu adottata inizialmente soprattutto per i martyrion, cioè le chiese contenenti reliquie di martiri (di cui ricordo, a Cagliari, la basilica di San Saturnino); l’uso si estese poi a battisteri, mausolei, cappelle e chiese di dimensioni più imponenti come le basiliche di San Vitale a Ravenna, di San Lorenzo a Milano, di Santo Stefano Rotondo (V sec.) e Santa Costanza, entrambe a Roma (340-345).

Per tutto il Medioevo continua inoltre la tradizione sorta nel periodo paleocristiano dei Battisteri ottagonali, diffusi in particolare in Italia con esempi molto famosi; tale uso non sarà mai abbandonato fino ai nostri giorni.

Ci si può chiedere, a questo punto, quale sia il motivo della preferenza del mondo orientale per questa particolare tipologia, considerato che in Occidente continuava a prevalere, per l’edilizia sacra, l’impianto basilicale, allungato, con transetti e una o più navate, a volte con cupola sul loro asse.

Ritengo di poter rispondere affermando che, mentre la pianta centrale, favorevole ad atteggiamenti di preghiera interiore, di meditazione e raccoglimento profondo, appaga lo spirito contemplativo degli Orientali, quella allungata, che invita a un percorso processionale dall’ingresso all’altare, dall’esterno profano alla sacralità del Cristo che tutti aspetta e accoglie presso l’altare, corrisponde in modo più pertinente allo spirito attivo degli Occidentali.

 

(4 - Continua)