Periodico mensile dei Padri Cappuccini e del Terz’Ordine Francescano della Provincia di Sardegna
 
 
Voce Serafica, Luglio 2015
Cultura Il giardino del convento

 

Marcello Onorato
  Marcello Onorato




 

 

Famiglia: Lamiaceae.

Nome scientifico: Salvia officinalis L.

Etimologia: il nome salvia deriva dall'aggettivo latino salvus che significa salvo, sano. Il nome indica la grande considerazione che i popoli antichi riponevano nella pianta, quale erba officinale.

Pianta: uno tra i tanti nomi popolari della salvia, anche se non il più conosciuto, è quello di erba sacra, attribuitole, perché menzionata dalla Bibbia, nel libro dell’Esodo, proprio per  le sue importanti proprietà medicinali. Oltre il popolo Ebraico, anche gli antichi Greci la utilizzavano come pianta officinale, in grado di guarire tutti i mali (ulcera e sterilità, malattie polmonari e quelle dello stomaco, depressione e morso dei serpenti). Nel mondo romano era sempre consideratissima e diffusa in tutto il vasto impero, perché coltivata negli orti, quale regina delle piante officinali. Gli antichi medici Arabi sentenziarono: «Come può morire l’uomo che ha una salvia nel suo giardino?». Antico motto ripreso dalla scuola salernitana: «Cur moriatur homo, cui Salvia crescit in horto?», cioè «di cosa morirà l’uomo che ha la salvia nel suo orto?»

La famosa religiosa Benedettina, Santa Hildegard von Bingen, nata nel 1098, dichiarata nel 2012 dottore della chiesa da Papa Benedetto XVI, spiega con molta semplicità la natura calda e secca della salvia, che descrive come un concentrato di luce ed energia solare. La consiglia in tutte le patologie umide e mucoidi come la gotta, le sinusiti, le bronchiti e via dicendo.

Pochi sanno che la salvia era utilizzata, come tisana, in Inghilterra per la pausa pomeridiana, fino a quando dall’India, non arrivò il tè. In Inghilterra, quindi, era di moda il salvia time, ancor prima del tea time. E ancora oggi si dice: «Eat sage in May and you’ll live for aye!» (Mangia la salvia in maggio e vivrai in eterno!). Anche il Re Sole la sorbiva a colazione, mescolandola alla veronica.

La salvia è una pianta suffrutticosa. Il fusto, in fase giovanile, si presenta di colore verde chiaro, ricoperto da lanugine, diventando a maturità, verde scuro, legnoso, a sezione quadrangolare, molto ramificato, di circa un metro d'altezza. Le foglie, portate da un corto picciolo, sono ovato - lanceolate, di un bel colore grigio-verde, con i bordi dentellati. La pagina superiore della foglia è vellutata, mentre quella inferiore è più ruvida, con nervature evidenti. 

Le foglie, inoltre, sono ricche di oli essenziali che conferiscono il caratteristico aroma. I fiori della salvia sono, per lo più, riuniti nella parte terminale dello stelo, sono di colore violetto.  Fiorisce a partire dalla prima primavera.

I frutti si formano alla base dei fiori e contengono i minuscoli semi ovoidali, di colore marrone scuro. È originaria del bacino del Mediterraneo e anche in Italia può essere osservata allo stato spontaneo, è stata diffusa dall’uomo nelle zone temperate di tutto il mondo. Preferisce terreni soffici di medio impasto, ma si adatta anche a substrati aridi e sassosi; è una tipica pianta da clima mediterraneo, sopporta le gelate di modesta entità, non teme la siccità estiva, rifuggendo, piuttosto i ristagni idrici.

Usi: la Salvia è impiegata in cucina da tempi antichissimi. In genere si usa da sola come spezia, in quanto avendo un aroma così inteso, si comporta come una prima donna, annullando il sapore delle altre spezie. È bene, comunque, usarla in misura moderata, evitando le preparazioni troppo concentrate, o un uso molto frequente, perché contiene un chetone complesso, il tujone, che ad alte dosi può essere tossico. Questo motivo spiega il perché la pianta è utilizzata per aromatizzare e conservare i cibi, ma non per la preparazione d’insalate. La normativa europea, nel caso di cibi aromatizzati con la salvia, ha stabilito un limite massimo al contenuto di tujone, che è di 25 mg/kg. Negli Stati Uniti, attualmente, la legge fissa un tetto al contenuto di tujone, ma non è applicabile ai cibi preparati con la salvia.

Eccedere con la salvia non è consigliabile alle donne incinte o durante l’allattamento (pare che vi sia, addirittura, il rischio di un aborto spontaneo o di una riduzione del latte materno, con uso molto frequente). Il tujone, inoltre, può provocare delle convulsioni, per cui è meglio non usare medicinali o prodotti a base di salvia se si è soggetti a rischio.

Ad esempio, la salvia potrebbe interagire con farmaci anticonvulsivi, diminuendone l’efficacia: per questo motivo, è importante evitare prodotti a base di salvia, nel caso di persone che hanno crisi epilettiche. La salvia può, inoltre, innalzare la pressione sanguigna, per cui gli ipertesi non devono abusarne. Nonostante l’origine mediterranea, la presenza della salvia per aromatizzare carni di vario genere è consolidata da secoli in quasi tutte le tradizioni culinarie d'Europa. Meno comune, ma non raro, è il suo impiego per  preparare cibi di tipo diverso: pasta (notissimi in Italia i tortelloni burro e salvia), formaggi (alcuni formaggi alle erbe). In Medio Oriente la salvia è usata per aromatizzare l'arrosto di montone.

La salvia è costituita da: olio essenziale, acidi organici, flavonoidi, saponine. L'olio essenziale ha una composizione chimica molto complessa, i costituenti principali sono: alfa e beta-tujone, canfora e 1,8-cineolo.  Le sue proprietà sono: antisettiche, antibatteriche, stimolanti, digestive, espettoranti, cicatrizzanti, toniche del sistema nervoso, antispasmodiche, antisudorifere, carminative, ipoglicemizzanti. La salvia è un’eccezionale fonte di vitamine del gruppo B (acido folico, tiamina, vitamina B6 e riboflavina); vitamina A, potente antiossidante naturale, essenziale per la visione notturna, per mantenere sane mucose e pelle.

Le foglie offrono una buona quantità di vitamina C, che aiuta nella sintesi delle proteine strutturali come il collagene, mantenendo integri i vasi sanguigni, la pelle, gli organi e le ossa. L'olio essenziale di salvia è anche molto usato in cosmesi, è ottimo come astringente per i pori dilatati della pelle del viso. La pagina superiore delle foglie di salvia, inoltre, strofinata sui denti li rende più bianchi, purificando l'alito. Il decotto di salvia si usa, in fase di risciacquo, per mantenere il colore ai capelli scuri, e picchiettato sulla pelle del viso, esercita una funzione detergente e astringente.

Una tisana di salvia, ottenuta immergendo qualche foglia fresca in una tazza d'acqua bollente, favorisce la digestione, esercita una funzione antinfiammatoria sul cavo orale e calma gli accessi di tosse. Inoltre, diminuisce la sudorazione dovuta a stanchezza, abbassa il livello della glicemia e agisce come antidepressivo.                                                 

La salvia, come altre specie dello stesso genere, per l’aspetto decorativo, la frugalità e rusticità, può essere utilizzata come pianta ornamentale in un’ipotetica sezione dedicata alle salvie dai diversi colori.

Curiosità: tante sono le leggende che la nominano: una, d’origine popolare, narra che quando i soldati di Erode diedero la caccia a Gesù, Maria e Giuseppe cercarono disperatamente un nascondiglio per il loro bambino, chiedendo di nascondere il piccolo prima ad una bellissima pianta di rosa, che rifiutò, e perciò, venne riempita di spine da Maria, come punizione. I due chiesero poi aiuto alla Vite, che rifiutò di proteggere il bambinello, tanto che Maria, per punirla, le fece tagliare i tralci ogni anno. Il Cardo rifiutò; allora Maria fece crescere le spine sulle sue foglie.

Solo come ultima spiaggia, Giuseppe e Maria giunsero alla Salvia, che coprì e salvò Gesù, tanto che la Vergine, per ringraziarla, le donò il potere di guarire tutti gli uomini e di insaporire vivande e bevande, facendola divenire la pianta più utile sulla terra. Un’antica leggenda francese racconta la storia di quattro ladri che nel 1630, quando la peste colpì tutta l’Europa, saccheggiarono le case degli appestati senza mai contrarre la malattia.

Catturati e condannati a morte, furono salvati poiché rivelarono il segreto della loro immunità: cospargevano il loro corpo con un aceto, da loro inventato, costituito da salvia, rosmarino, timo, lavanda, quattro piante note per le loro proprietà antisettiche e antibatteriche.

Nacque così l’aceto dei quattro ladri, molto usato, in passato, come antibiotico naturale in caso di infezioni ed epidemie.

 

Marcello Onorato